Gemina arbor 

 

Una arbor videtur esse.

(Giustiniano)


Quando iniziai l’avventura di Gemina arbor (l’albero gemello), mi ero prefissato lo scopo di documentare la bellezza nascosta e apparentemente casuale di alcuni alberi che quotidianamente vedo facendo le cose di ogni giorno. Testimoni muti della mia quotidianità, ma ormai presenze ineludibili e affascinanti di cui in qualche modo dovevo rendere conto. Poi, lentamente, ho sentito la necessità di ricercare anche nel territorio a me più vicino tutti quegli alberi che non conoscevo e di scandagliarne la bellezza assieme a quella del paesaggio in cui sono immersi. Nell’arco di un paio d’anni ho raccolto molto materiale fotografico, ma ben presto mi sono accorto che non mi bastava. Una foto non bastava ad esprimere tutta la potenza del segno grafico che una sequenza di rami richiedeva, almeno per il mio modo di sentire. C’era bisogno quasi di solcare l’ipotetico pezzo di carta su cui “ritraevo” questi alberi per renderne tutta la forza e tridimensionalità. Ma come rendere esplicito questo concetto in fotografia? Così, dopo vari tentativi, ho iniziato a duplicare e combinare le immagini che realizzavo specchiandole una o più volte, spesso decontestualizzandole, secondo regole matematiche e simmetriche. Era ciò che mancava. Le immagini ripetute hanno ricreato una inaspettata armonia, un caleidoscopio di segni e colori, che ha aperto sicuramente un’ “altra dimensione” ermetica ed onirica allo stesso tempo. Quasi come se ogni foto ripetuta fosse la portatrice di un pezzo di un antico criptogramma che, una volta ricomposto e decifrato, permetteva di riportare alla luce incredibili tesori. Le ipotesi interpretative che si aprono sono molteplici. Un banale gioco di frattali o una più complessa ricerca ermetico sapienziale? Un test psicologico proiettivo come le famosissime macchie di Roserbach o un gioco al modo di Escher? Sicuramente c’è qualcosa di tutto questo. Come non è affatto una novità che in fotografia si usi la tecnica di ripetere più volte la stessa immagine come fosse un modulo (lo si faceva già in pellicola…) ne si ha la pretesa di dire alcunché di nuovo. Mi piace pensare che ognuno possa ritrovare in queste immagini ciò che più lo colpisce e lo intriga. Da parte mia spero solo di essere riuscito a trasformare dei luoghi apparentemente banali e assolutamente quotidiani, in un viaggio onirico (forse sapienziale…) con momenti sia di luce e serenità, ma anche di inquietudine, mettendo soprattutto in evidenza l’armonia svelata da queste immagini.
Esiste un detto fra i fotografi secondo cui le foto più belle si farebbero nel giardino di casa, così come per un viaggiatore nessun viaggio è più esotico e difficile se non quello all’interno del proprio animo. Gemina arbor ha l’ardire di essere queste due cose contemporaneamente.




Le stampe.


Tutte le immagini del progetto Gemina arbor sono stampate presso il laboratorio milanese Spaziobiennale (www.spaziobiennale.eu) su carta di cotone Hahnemühle Photo Rag Bright White da 310 g. La stampa è a getto di inchiostro a pigmenti di carbone ed è soggetta alla certificazione internazionale Fine Art Trade Guild © che ne garantisce una durata museale da un minimo di novant’anni ad un massimo di trecento. Il supporto di montaggio è il Leger ©. La tiratura massima delle stampe è di dieci copie più tre copie PDA.




Vai alla gallery